Possesso, pressione e ritmo nella circolazione caratterizzeranno una sfida in cui la nazionale messicana approda al Mondiale 2026 fedele al proprio copione: gestione del pallone, combinazioni fulminee sulle corsie, terzini che spingono in profondità e trequartisti che si infilano tra le linee per servire il finalizzatore.
Dall’altra parte, la selezione nordafricana punta su un’idea di gioco quasi opposta: blocco corto, aiuti difensivi continui, contrasti durissimi al limite dell’area e ripartenze letali in pochissimi passaggi dopo ogni recupero. L’unico precedente mondiale tra le due risale al 1978, quando le Aquile di Cartagine firmarono un 3-1 che diventò la prima vittoria di una squadra africana in una Coppa del Mondo, un traguardo che ancora oggi alimenta tanto l’orgoglio quanto la voglia di rivincita.
In un girone in cui ogni punto può valere il pass per gli ottavi o un’eliminazione anticipata, questa sfida tra la Tricolor e la nazionale magrebina si gioca sul filo del rasoio: un’uscita sbagliata, una disattenzione in marcatura o una transizione difesa male possono riscrivere il destino del gruppo.
Il Tricolor manca all’appuntamento mondiale da diverse decadi e in Qatar 2022 è rimasto a un passo dalla qualificazione per differenza reti, nonostante il successo sull’Arabia Saudita nell’ultima giornata, trascinato da leader come Hirving “Chucky” Lozano, Edson Álvarez e Guillermo Ochoa, abituati a rendere al massimo nelle notti che contano.
La Tunisia, anch’essa presenza abituale nella fase finale, arriva rinforzata dalla propria prestazione del 2022, quando ha piegato la Francia nella fase a gironi e ha dimostrato di poter mettere in difficoltà qualsiasi big, con nomi come Wahbi Khazri ed Ellyes Skhiri come simboli di un gruppo intenso e disciplinato.
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