Egitto si presenta come gigante del calcio africano, padrone quasi incontrastato del suo continente e interprete di un gioco paziente, fondato sulla disciplina tattica, sul possesso ragionato e sulle sferzate in profondità quando Mohamed Salah rompe le linee.
Dall’altra parte, la pentacampionessa del mondo entra in scena con una bacheca piena e un marchio di fabbrica inconfondibile: circolazione offensiva, dribbling, uno-due a tutta velocità e terzini che fanno male quando si inseriscono in area avversaria.
In campo si sfidano l’inventiva sudamericana e la personalità del Nordafrica, due scuole che mettono sempre il pallone al centro, ma lo interpretano con sfumature completamente diverse.
In un girone in cui ogni passo falso ti costringe a rincorrere, ogni pallone perso, ogni uno contro uno e ogni calcio piazzato di questo Brasile–Egitto può decidere chi si avvicina agli ottavi e chi resta sull’orlo del baratro.
A Qatar 2022 la nazionale più titolata della storia dei Mondiali si è fermata ai quarti di finale, confermando però il potenziale di una generazione che unisce fantasia e rigore competitivo.
La selezione sudamericana si affida ora alle giocate imprevedibili di Vinícius Júnior e Rodrygo in attacco, alla leadership di Marquinhos in difesa e all’affidabilità di Alisson tra i pali.
La squadra del Nilo, assente all’ultimo Mondiale ma presenza fissa in Coppa d’Africa, arriva sospinta dal suo record di titoli continentali e dal fiuto del gol di Salah, supportato da profili dinamici come Omar Marmoush.
Due maglie dal peso enorme, un incrocio che profuma di grande notte. Non limitarti a guardarlo in TV: assicurati i biglietti e vivi dal vivo un Brasile–Egitto che può cambiare il destino del girone.