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Con meno riflettori rispetto ad altre selezioni europee, la Repubblica Ceca arriva al Mondiale 2026 con un profilo molto riconoscibile: una squadra competitiva, seria e abituata a farsi valere anche contro avversari di livello. Il suo calcio si basa spesso su ordine, intensità e una lettura tattica solida, ma sa anche liberarsi quando trova spazi. È una selezione scomoda, che di rado regala qualcosa.
Il suo cammino nei Mondiali include tappe importanti già ai tempi della Cecoslovacchia, finalista nel 1934 e nel 1962, oltre a diverse presenze di rilievo nei grandi tornei. Oggi, con la Repubblica Ceca, la storia recente pesa più in Eurocopa che in Coppa del Mondo: per questo il 2026 diventa un’occasione davvero interessante per lasciare il segno anche sul palcoscenico globale.
Tra i nomi che meglio raccontano la sua tradizione calcistica spiccano figure come Petr Čech, Pavel Nedvěd e Tomas Rosický, icone di generazioni diverse. Nel presente, la Repubblica Ceca continua a costruire dal blocco e con una disciplina competitiva che fa la differenza: giocatori capaci di reggere partite dure e di rendere al massimo anche in contesti ad altissima pressione.
Il sorteggio la colloca nel Gruppo A, insieme a una combinazione di nazionali molto diverse e a un livello di attenzione altissimo fin dal calcio d’inizio. Secondo molti analisti, non parte come favorita nel girone, ma è una squadra pienamente in grado di giocarsi la qualificazione se mantiene la propria solidità. Questi sono i suoi avversari:
Per la Repubblica Ceca, l’obiettivo minimo è arrivare all’ultima giornata con carte chiare e contendere davvero un posto nella fase a eliminazione diretta. Se riesce a imporre il proprio ordine, competere bene negli scontri diretti e sfruttare i momenti giusti, ha motivi più che sufficienti per restare in corsa fino alla fine.