
Prenota in tutta sicurezza. Hellotickets è un sito web indipendente, non un canale di vendita ufficiale. I prezzi possono essere superiori o inferiori al valore nominale.
L’Irak torna ai Mondiali 2026 con la sensazione di aver finalmente rioccupato un posto che il suo calcio rincorreva da tempo. È una squadra intensa, carica di emozione e davvero competitiva: il tipo di selezione che cresce quando la partita si sporca e ti costringe a convivere con la pressione. Non arriva con i galloni dei favoriti, ma con motivi solidi per diventare un avversario scomodo e con una tifoseria capace di trasformare ogni match in un appuntamento speciale.
La sua storia alla Coppa del Mondo non è lunghissima, ma è estremamente significativa. L’Irak ha disputato il torneo per la prima volta nel 1986 e il ritorno nel 2026 rappresenta uno dei grandi traguardi recenti del calcio asiatico. Essere di nuovo sulla scena mondiale conferma la crescita di una selezione che è riuscita a restare competitiva anche in un percorso di qualificazione duro, teso e pieno di insidie.
In questo gruppo ci sono sia il talento per competere sia il carattere per reggere nelle partite che contano davvero. Nomi come Zidane Iqbal, Youssef Amyn o Aymen Hussein raccontano bene una squadra che unisce energia, qualità tecnica e grande ambizione. Oltre ai riflettori sui singoli, l’Irak comunica un’identità netta: blocco compatto, ritmo alto e fiducia piena nelle proprie possibilità.
La sua avventura mondialeista comincia nel Gruppo I, un girone di alta difficoltà con stili molto diversi tra loro. Il sorteggio lo mette di fronte a una grande potenza europea, a una selezione africana di livello altissimo e a un avversario nordico in forte crescita: perciò ogni punto avrà un valore enorme fin dal primo giorno. Ecco i suoi rivali:
In un girone del genere, l’obiettivo dell’Irak è arrivare all’ultima giornata con opzioni concrete e competere senza timori fin dall’inizio. Se riuscirà a mantenere la propria energia, limitare gli errori e sfruttare i momenti giusti, potrà trasformare il ritorno ai Mondiali in una partecipazione molto più seria e combattuta di quanto molti si aspettino.